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Il cane che respirava il respiro

 

 

 

 

 

                                               front foto piccola

 

 

 

Editore: Ediself

Isbn: 978-88-902959-5-9

Genere: Narrativa italiana

Pagine: 140

Lingua: Italiano

Anno: 2007 - seconda edizione

Prezzo: Euro 10,00     AGGIUNGI AL CARRELLO
 

 

Ely è una giovane dottoressa alla ricerca del suo ideale di vita e di lavoro in una città e in un ambiente in rapida perdita di valori; ma un giorno le si presenta Billy, un cucciolo di sei mesi con una caratteristica particolare, e da allora la sua vita non sarà più la stessa. Questo sembrerebbe un libro animalista, perché spinge a vedere gli animali nelle loro qualità di specie, come esseri degni di rispetto, per lo meno degni degli stessi fondamentali diritti degli uomini; ma più semplicemente è un libro che spinge a profonde riflessioni etiche, perché aiuta a considerarci membri di una stessa grande famiglia e a non suddividere gli esseri viventi in superiori e inferiori, in noi e gli altri. Il che probabilmente ci converrebbe anche, egoisticamente parlando.

 


ABSTRACT:

 

Billy aveva prodotto un altro effetto, di cui la famiglia godeva senza averlo pienamente razionalizzato: aveva ingrandito la villa.

Sì perchè prima del suo arrivo il giardino, grande un migliaio di metri quadri, seppur curato dal giardiniere e soprattutto dal papà

ingegnere-giardiniere, aveva i suoi angoli, le zone sotto gli alberi, i suoi spazi poco frequentati, che davano la serenità del verde e

delle piante, ma con poche occasione per andarci. Billy aveva abitato e fatto abitare tutti gli spazi, trasformandoli in luoghi di vita,

di commento, di giochi, di corse e di cadute, e anche lui si era fortemente legato a tutta la famiglia.

Ma l’affetto per Ely gli esaltava i sensi in una maniera straordinaria; ne percepiva la sua presenza, i suoi umori, il suo arrivo;

per quanto incredibile possa sembrare, la sentiva fin dalla sua uscita dal policlinico, a tre chilometri di distanza e a tutti segnalava

che la sua padrona era prossima al ritorno a casa. Quando lei studiava le si metteva ai piedi e ascoltava attentamente, anche per ore,

ed Ely ormai ripeteva a lui le sue lezioni, e quando si sentiva particolarmente soddisfatta, concludeva guardandolo dritto negli occhi e,

puntandolo con la mano semichiusa, l’indice e il pollice aperti con il gesto di formare una pistola, gli diceva sorridendo socchiudendo

l’occhio sinistro: «Bene ragazzo! Hai imparato tutto! Diventerai un bravo ginecologo!». Allora Billy si alzava felice e cominciava a

scodinzolare; aveva capito che lo studio era finito ed era ora di uscire per la lunga consueta passeggiata.

Ely ormai parlava con Billy del più e del meno e gli faceva le sue confidenze, soprattutto sentimentali, e a questo era spinta dalla

compartecipazione che Billy mostrava alle sue vicissitudini personali; quando lei era felice lo era anche lui, quando triste lo diventava

anche lui, pronto subito a cambiare umore al cambiamento di umore di Ely. Capitava frequentemente che la telefonata si concludesse

bruscamente, e lui assumeva l’espressione incazzata (alzava le orecchie a metà, stringeva leggermente gli occhi, stirava un po’ le labbra

e si irrigidiva tutto), ma altrettanto frequentemente Ely lo guardava e gli confidava: «non preoccuparti, Billy; era uno stronzo, il vaffanculo

se l’è meritato!» e allora lui riacquistava l’espressione serena ed orgogliosa.

Ma c’era una particolarità che lo caratterizzava e lo rendeva unico.

Quando Ely dormiva, fosse sdraio, divano o letto, invariabilmente le si andava a mettere di fronte, faccia a faccia; aspettava che si addormentasse,

quindi le si avvicinava piano e le si sdraiava di fronte; acquisiva allora una maniera di respirare particolare, lieve lieve, anzi non respirava per niente;

la guardava e sembrava che le respirasse il respiro. Metteva il suo muso all’altezza della sua bocca e stava così immobile a guardarla, si faceva venire

addosso il suo fiato, glielo aspirava, glielo toglieva, si ossigenava del resto dell’ossigeno che rimaneva dell’espirazione di Ely, dilatava le sue narici e

le lasciava a lungo così per poi richiuderle e di nuovo dilatarle; nessuno sapeva spiegare come un cane potesse stare così immobile per tanto tempo,

né perché lo facesse, né chi glielo avesse insegnato; con gli occhi aperti, senza emettere un respiro, senza muovere il torace, senza muovere un muscolo,

un sopracciglio, un pelo.

Acquattato faccia a faccia, immobile, concentrato, con lo sguardo fisso, tenero e vigile. A volte sembrava qualcosa di straordinario, questo cane che viveva

del respiro della ragazza, a due centimetri dalle sue labbra e dalle sue narici.

Ed Ely si svegliava con questo dolce sguardo in faccia, e subito si metteva di buonumore, gli dava un bacio sulla fronte e se lo strusciava al seno, il suo cucciolone adorato.