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La menopausa senza menopausa

 

 

 

 

 


 

 

              

                                                                                               copertina la menopausa senza menopausa

 

 


Editore: Ediself

Isbn: 978-88-902959-7-3

Formato: 14 x 21

Pagine: 135

Lingua: Italiano

Anno: 2008

Prezzo: Euro 10,00    

                                                                                  ESAURITO

La menopausa come malattia è una invenzione medica del ventesimo secolo, messa in crisi dalle più recenti evidenze scientifiche.

Perciò questo libro si rivela fondamentale per la donna che vuole gestire con consapevolezza la propria salute e il proprio comportamento in questo importante periodo di transizione.

La menopausa nel suo essere semplicemente una fase della vita, senza dover costituire un problema, ma anzi un vantaggio.

Rigorosamente scientifico, e scritto da uno dei maggiori esperti dell'argomento, esso illustra con linguaggio diretto e chiaro tutti gli aspetti della menopausa così come realmente sono, diffidando della diffusa medicalizzazione che ancora l'affligge.

 


 

INDICE

 

  1. Prefazione
  2. Un po’ di terminologia
  3. Capire la menopausa
  4. La sintomatologia menopausale
  5. Osteoporosi postmenopausale e frattura osteoporotica
  6. L’alimentazione nella donna in menopausa
  7. La malattia cardiovascolare postmenopausale
  8. La sessualità in menopausa
  9. I vantaggi della menopausa
  10. I controlli medici in  menopausa
  11. La terapia in menopausa
  12. Conclusioni
  13. Appendice

 

 

ABSTRACT:

 

Capire la menopausa

 

Non si può avere un atteggiamento corretto nei confronti della menopausa se non la si capisce, e per capirla bisogna entrarci dentro, vederla in tutte le sue espressioni, spogliarla delle sovrastrutture che ogni epoca le ha cucito addosso, vederla nella sua essenzialità e semplicità.

La menopausa è una fisiologica fase di transizione nella vita della donna, come la pubertà, tanto per intenderci.

Come la pubertà, e come ogni fase biologica di transizione, è una fase di instabilità, una fase in cui l’organismo si adatta alle nuove esigenze e cerca nuovi equilibri; e come la pubertà, per la maggior parte delle donne non comporterà alcun tipo di problemi; per alcune invece i tentativi di raggiungimento dei nuovi equilibri saranno più evidenti, talvolta arriveranno a provocare disturbi, talaltra richiederanno l’intervento medico.

Non vogliamo in questa sede affrontare problematiche più complesse, ma è un dato di fatto che i cambiamenti biologici nella donna (pubertà, gravidanza, parto, menopausa) raramente avvengono senza manifestazioni sintomatologiche, come se ogni volta la donna debba essere costretta a superare delle prove, siano dei processi di crescita che non devono avvenire in maniera passiva, ma devono costringere ad attingere alle proprie forze, come avviene per i riti di iniziazione a cui le tribù primitive costringevano i propri giovani.

Sembrerebbe quindi un discorso di fasi fisiologiche, se non fosse che la menopausa ha assunto il significato non soltanto di evento biologico, ma anche culturale, con i due aspetti che si condizionano a vicenda, tanto che il secondo, per quanto strano possa sembrare, arriva a influenzare il primo e vi prevale, proprio nel senso che la cultura diventa in grado di influire, e nel nostro caso e finora, danneggiare la biologia.

Menopausa non è né un termine recente (fu usato per la prima volta da Gardanne nel 1813) né un termine neutro; è una parola che nel tempo si è caricata di significati, non soltanto medici, ma soprattutto valoriali, riflettendo il significato che nel tempo la società dava alla mestruazione; quando la mestruazione aveva un valore positivo (nel sedicesimo-

diciassettesimo secolo per esempio era ritenuta un beneficio della natura perché eliminava il sangue e le impurità in eccesso prodotte dal corpo) la menopausa rivestiva un significato negativo; quando la mestruazione aveva un significato negativo (nel diciottesimo secolo era ritenuta causa di una particolare forma di follia, per questo chiamata follia mestruale) la menopausa aveva un valore positivo.

Oggi che l’attenzione è tutta concentrata sulla vecchiaia, la menopausa viene vista come la porta di ingresso alla senilità, e si crede che ritardando la menopausa, o curandola, si possa ritardare la vecchiaia.

Non si vuole in questa sede aprire una discussione sul significato della vecchiaia e sul perché la si debba temere; d’altra parte questo è un concetto filosofico, più che medico.

Noi vogliamo solo contestare l’assunto scientifico che la menopausa abbia a che fare con la vecchiaia; questo significa contestare l’assunto che i due fenomeni siano interdipendenti, contestare l’assunto che la menopausa sia una fase artificiale nella vita della donna, una fase innaturale svelata solo dal recente allungamento della vita media, e così contestare che la fase di normalità della vita della donna sia solo quella della fase riproduttiva.

Il concetto di terapia ormonale sostitutiva nasce da qui: dalla necessità di sostituire i “normali” ormoni persi con la menopausa.

Per quanto bizzarro a credersi, in realtà la medicina si è in effetti inventata questo: decidere che la normalità per la donna non è quella che la natura le ha dato per tutta la durata della vita e in ogni fase della vita, ma quella che la medicina stabilisce per lei.

La medicina, si sa, è una branca presuntuosa, e per questo quando sbaglia non ha l’umiltà di riconoscerlo.

Il concetto del binomio menopausa-senilità, già discutibile di suo, oggi è diventato ancora più stridente allorché solide ipotesi scientifiche contestano finanche l’esistenza della vecchiaia come fase connaturata all’uomo e geneticamente programmata; nel senso che si è oggi portati a non dare per certo che l’essere umano, e animale in genere, sia stato programmato per invecchiare e morire; si è cioè più portati a ipotizzare che la natura non abbia contemplato la morte nella sua programmazione biologica.

Non è sorprendente. Perché mai avrebbe dovuto farlo?

Il fine unico della evoluzione è la conservazione della specie, è la riproduzione; perché mai l’evoluzione si sarebbe dovuta preoccupare di programmare la morte dell’individuo? Un usato esempio per spiegare questo concetto è quello della navicella spaziale. Si immagini che sia sorta la necessità di fotografare da vicino la luna; si costruisce pertanto una navicella con il compito di arrivare fino all’orbita più vicina alla luna per riprendere le immagini del suolo lunare e inviarle alla terra. Lo scopo della navicella è questo; essa viene costruita per questo. Avrebbe senso costruire un dispositivo che la distruggesse dopo che ha svolto il suo compito? Assolutamente no; sia per i costi, che costituirebbero solo un inutile spreco, sia perché questo dispositivo zavorrerebbe inutilmente la navicella,

con il rischio di renderne difficoltoso il viaggio, farla inceppare e distruggerla anzitempo, o comunque mettere a rischio la finalità principale della sua costruzione, che è quella di inviare immagini della luna. Ma quanto allora deve durare la vita della navicella in orbita? Non si sa, e neanche interessa; teoricamente all’infinito, in pratica quanto le permetterà di durare la qualità dei suoi materiali e la quantità di insulti a cui sarà sottoposta, radiazioni, meteoriti e quant’altro potrà subire nel corso del suo viaggio e che non riuscirà ad evitare.

Ecco il nostro concetto di vecchiaia e immortalità; forse non siamo programmati né per invecchiare né per morire; siamo solo programmati per riprodurci; il fatto che invecchiamo e moriamo è un fatto accessorio, dovuto ad un meccanismo protettivo dell’invecchiamento cellulare contro l’insorgenza dei tumori, o agli insulti che il nostro corpo riceve (la qualità di vita che facciamo) e gli accidenti che possono capitarci (incidenti, uccisioni, malattie).

Gli animali che vivono allo stato selvaggio non vivono abbastanza da diventare vecchi; in ambiente protetto, nelle riserve, negli zoo, lo diventano.

Anche per noi è la stessa cosa; la migliore qualità di vita sta allungando la nostra vita media; oggi per la donna è di ottantadue anni, domani sarà di cento anni, dopodomani di centoventi e chissà fino a quanto.

Il rapporto fra menopausa e vecchiaia comincia a stridere già da questo ragionamento; all’epoca dell’antica Roma l’età media della donna era poco più di 29 anni, e la menopausa 50; cinquanta anni fa vita media e menopausa coincidevano; oggi la vita media è di 80 anni, la menopausa è sempre ferma a 50, la vecchiaia insorge dopo i 65 anni; domani la vita media sarà di 120 anni e la menopausa rimarrà sempre a 50 anni, la vecchiaia non sappiamo quando insorgerà perché anche lei si allontanerà e una settantenne di domani sarà come una cinquantenne di oggi; sicuramente si allontanerà sempre più dalla menopausa. In un altro libro avevamo espresso questo concetto dicendo che l’allungamento della vita media ringiovanirà la menopausa.